"La poesia è una rivelazione che alza il velo dalla bellezza nascosta del mondo.



"Come il principe dei nembi (l'Albatros ndr) è il poeta che, avezzo alla tempesta, si ride dell'arciere; ma esiliato sulla terra, tra scherni, camminare non può, per le sue ali da gigante.

Con le parole appropriate il poeta - narratore scolpisce il concetto, così come lo scultore con magistrali colpi di scalpello estrae la figura dal blocco di marmo.

La poetica del D'Annunzio è fatta di "ricche immagini", di "epiteti esatti", di "metafore lucide", di "armonie ricercate", di sottili raffinatezze", di "squisite combinazioni di iati e di dieresi".

La fantasia creativa del poeta, dello scrittore, attinge ad un mondo, o ad un golfo non saturabile di forme e di immagini (un "golfo fantastico" ndr)

La poesia e le donne si abbandonano nude solo ai loro amanti.

La poesia cortese celebrava la donna amata, le sue furtive apparizioni e i Suoi fuggevoli abbandoni su uno sfondo di giardini incantati e profumati, di alberi complici, di foglie rugiadose, in un'atmosfera di trepidanti attese e di profondi sospiri, propizia agli smarrimenti e agli svenimenti, sotto un cielo azzurro e terso, di giorno, trapunto di stelle di notte. Il tutto condito dal cinguettio degli uccelli e dal frinire della cicala.

Dalla poesia romanza dei Trovatori provenzali derivò la poesia cortese siciliana alla Corte di Federico II di svevia e il dolce stil novo della poesia toscana.

"Solo e pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi e lenti e gli occhi porto per fuggire intenti ove vestigio uman la rena stampi...Ma pur sì aspre vie nè sì selvagge cercan non so, ch'amor non venga sempre ragionando con meco, ed io con lui...(Petrarca, "Il Canzoniere")

Tre cose solamente m'enno in grado le quali posso non ben ben fornire ciè la donna, la taverna e il dado, queste mi fanno il cor lieto sentire.("Si fossi foco arderei lo munno", Cecco Angiolieri)

S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui, torrei le donne giovani e leggiadre:le vecchie e laide lasserei altrui.("Si fossi foco arderei lo munno", Cecco Angiolieri)

La verginella è simile alla rosa ch'in bel giardin su la nativa spina ,mentre sola e sicura si riposa, nè gregge, nè pastor le se avicina. L'aura soave e l'alba rugiadosa, l'acqua, la terra al suo favor s'inchina; giovani vaghi e donne innamorate amano avernE e seni e tempie ornate. Ma non sì tosto dal materno stelo rimossa viene e dal suo ceppo verde, che quanto avea dagli uomini e dal cielo, favor, graziA, bellezza, tutto perde.

La "poesia dell'immaginazione" degli antichi (espressione di fantasia e di immaginazione e naturalezza propria dei primitivi e dei fanciulli), lascia il posto alla "poesia del sentimento" dei moderni (dove l'equilibrio tra l'uomo e la natura è stato spezzato dalla ragione la quale ha fatto crollare le illusioni di poter raggiungere la felicità. La "poetica della rimembranza" recupera la felice condizione, il mondo immaginario della fanciullezza.

E' del poeta il fin la meraviglia (parlo dell'eccellente, non del goffo). Chi non sa far stupir vada alla striglia.

Per i poeti maledetti (simbolisti decadenti) tutto ciò che ci circonda non esiste realmente; le cose sono soltanto un simbolo e hanno un significato nascosto. Il poeta è colui che coglie questi significati irrazionalmente, attraverso l'intuito e rivela il mistero che ci circonda con la parola.

Per D'Annunzio il poeta deve difendere la bellezza e il sogno contro il mondo prosaico, irrimediabilmente volgare e servile dell'uguaglianza democratica (il grigio diluvio democratico) e dell'industrialismo borghese.

"...gli offuscava la poesia della vita e lo riconduceva nel mondo naturale e ferino, non ancora abitato dall'uomo."La poesia è capace, coi simboli dell'arte, di esprimere limpidamente l'intuizione che dell'acqua ha un delfino, della foresta un leone, della luce una cicala, dell'aria una allodola."

La poesia è capace, coi simboli dell'arte, di esprimere limpidamente l'intuizione che dell'acqua ha un delfino, della foresta un leone, della luce una cicala, dell'aria una allodola.

"Ave color vini clari, ave sapor sine pari, tua nos inebriari - digneris potentia. O quam felix creatura, quam produxit vitis pura, omnis mensa fit se cura, in tua presentia; O quam placens in colore, o quam flagrans in odore, o quam sapidum in ore, dulce lingue vinculum, felix venter quem intrabis, felix gutter quod rigabis, felix os quod lavabis, et beata labia. Ergo vino conlaudemus, potatores ex ultemus, non potantes confundemus, in eterna tristitia, Amen".

"Ciò che poteva essere, e ciò che è stato tendono a un solo fine, che è sempre presente. Passi echeggiano nella memoria lungo il corridoio che non prendemmo verso la porta che non aprimmo mai sul giardino delle rose. Le mie parole echeggiano così, nella vostra mente... "(T.S. Eliot)

Voglio sapere da dove viene il vento, perchè le stelle cadono e gli uccelli no, dove va a dormire il sole e perchè la luna cambia di forma.

Vergin di servo encomio, e di codardo oltraggio, di mille voci al sonito, mista la mia non ho (variazione del 5 Maggio del Manzoni).

 

 

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