Con la globalizzazione e la trasmissione elettronica dell'informazione si produce la "svalutazione del luogo", una perdita di significato dello spazio, un arretramento insidioso della "forma di comunità costruita attorno al nucleo di una densa ragnatela di interazioni frequenti e durevoli, mentre alla prospettiva dello "stanziale" sembra sostituirsi (ndr ritornare) quella del "nomade".

"Siamo nell'era della globalizzazione della "svalutazione del luogo" di un ritorno al nomadismo, eppure sentiamo il bisogno di un luogo nel quale riconoscerci e mettere radici; siamo nell'era della società "post tradizionale" eppure sentiamo il bisogno di una tradizione.

"Un paese ci vuole, se non altro per il piacere di andarsene. Un paese vuol dire non essere soli. Sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti"(C. Pavese).

"E' auspicabile una "terza via europea" alla globalizzazione democratica e solidale, rispetto all' "individualismo competitivo" degli USA e al "comunitarismo gerarchico e autoritario" delle potenze asiatiche.

"La globalizzazione sta confermando l'osservazione di Adam Smith secondo cui, mentre il proprietario della terra è necessariamente un cittadino del paese in cui si estende la sua proprietà, ... il proprietario del capitale è in verità un cittadino del mondo e non è necessariamente legato a nessun paese in particolare.

Immigrati....... illegali

"La globalizzazione sta divaricando la forbice tra paesi ricchi e paesi poveri, e tra classi ricche e classi povere all'interno della stessa società. Sta consegnando il potere a una classe dominante di "cresoedonisti (creso = danaro / hedoni = piacere) condannata a "divertirsi da morire" mentre milioni di esseri umani muoiono, senza avere mai sorriso.

Tutto il servidorame propagandistico-giornalistico del nostro "Occidente prospero", il "mondo vetrina" che ieri ha attirato intere popolazioni inducendole a scavalcare la cortina di ferro e oggi continua ad attirare intere popolazioni di disperati inducendoli a varvare i mari rischiando anche la vita pur di sbarcare nel paese di Bengodi, si sforza quotidianamente di occultare che questa sua prosperità è nata dallo sfruttamento di tutto il resto del pianeta

Si deve andare verso uno Stato Cosmopolita per il quale la nazionalità sia indifferente; ma esso non può derivare dalla dissoluzione o sostituzione degli Stati nazionali, bensì da una trasformazione interiore, attraverso una "globalizzazione interna".

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