"..e le ho studiate, ah ! Filosofia, Giurisprudenza e Medicina e anche purtroppo teologia, da capo a fondo, con tutto l'ardore. Povero pazzo ! E ora eccomi qui, che ne so come prima !" (Faust, W. Goethe)

La ricerca autonoma e libera della verità (la Filosofia e la Scienza) è da sempre stata in contraddizione con la Teologia, che reclama invece obbedienza (si pensi ad Adamo, Icaro, Prometeo, i tre grandi "disobbedienti" verso gli Dei).

Capitalismo, Cristianesimo, Democrazia per sopravvivere allo scontro con i propri avversari, dovranno potenziare al massimo la Tecnica (apparato scientifico-tecnologico) di cui si servono. Facendo di questo incremento di potenza della Tecnica il proprio scopo, rinunciano praticamente a sè stessi. A sua volta la Tecnica ha come suo scopo la crescita indefinita della sua potenza. Lo scopo supremo della umanità sta diventando lo scopo della Tecnica, il quale non è la realizzazione di uno scopo determinato che esclude gli altri, ma è l'incremento indefinito della capacità di realizzare scopi.(E. Severino)

"Homo homini deus est". Con questa affermazione L. Feuerbach intendeva sostituire alla fede nella potenza divina, la fede nell'uomo e nella efficacia della sua coscienza etica.

I filosofi, con le loro elucubrazioni fanno ricami nel vuoto e con una vista più acuta di quella di Linceo, scorgono, perfino nelle tenebre più fitte, ciò che non esiste affatto!

Per i filosofi il ferro e il grano sono stati gli strumenti, gli autori della civilizzazione degli uomini e della perdizione del genere umano. Per i poeti l'oro e l'argento.

L'uomo, con la Filosofia e la Poesia da sempre getta infinite reti sul mare del grande mistero di Dio e dell'Universo e qualcosa resta sempre impigliato; barlumi di verità.

La Filosofia è la ricerca della Verità, ma occorre diffidare dei filosofi che dicono di averla scoperta. Dunque lo scopo della filosofia è irragiungibile.

I filosofi discutono sulle nuvole e sulle idee, prendono la misura alle gambe delle pulci, o studiano, ammirati il ronzio delle zanzare.

Se non ci fossero verità, questa sarebbe già una verità e un'altra sarebbe che quella è una verità e così via. Sappiamo dunque che ci sono infinite verità. C'è differenza tra sapere che "qualcosa è" e "perchè qualcosa è". Ai filosofi spetta studiare gli "assiomi". Ai matematici spetta dimostrare i "teoremi". Il più sicuro, il più evidente di tutti gli assiomi è il "principio di non contraddizione": "è impossibile per lo stesso attributo appartenere e non appartenere allo stesso soggetto dallo stesso punto di vista.

"Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (le due cose che riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente quando ci si sofferma a pensare su di esse. E. Kant).

La conoscenza piena della realtà è possibile solo in chi l'ha prodotta, cioè in Dio (verum ipsum factum). La conoscienza della natura dell'universo cui può pervenire l'uomo grazie alla scienza raggiunge soltanto un grado più o meno alto di probabilità. L'uomo può conoscere invece alla perfezione la sua storia, perchè ne è lui l'artefice(La Scienza Nuova,  di G.B. Vico)

Corsi e ricorsi storici. Quando in una società, pervenuta lungo il corso storico all'età della ragione (cioè all'Età degli uomini, dopo essere passata attraverso l'Età degli Dei e l'età degli Eroi), si producono lotte intestine, tale società si trova a dover riepercorrere lo sviluppo che dalla Barbarie la porta alla Civiltà. Il Medioevo è una "barbarie ritornata", ossia l'inizio di un ricorso storico (con l'America di Bush siamo arrivati alla fine del ciclo e alle soglie di una nuova barbarie? ndr).

Che cosa significa presso i Greci dell'età migliore il mito tragico? E l'enorme fenomeno del dionisiaco e la tragedia nata da esso? E d'altra parte ciò per cui la tragedia morì, il socratismo morale, la dialettica, la moderazione e la serenità dell'uomo teoretico, ebbene non potrebbe essere proprio questo socratismo un segno di declino, di stanchezza, di malattia, di istinti che si d issolvono anarchicamente? E la "serenità greca" della grecità posteriore, non potrebbe essere solo un tramonto?

L'eterno ritorno dell'eguale è un tentativo di razionalizzare il sentimento di disperazione suscitato in Nietzsche dalla solitudine cosmica che lo assale nel momento stesso in cui il suo pensiero elimina la matafisica della storia della filosofia (Dio è morto).

Giordano Bruno, come Socrate, è il precursore, uno dei precursori decisivi della modernità perchè non pone più la fede religiosa come supremo criterio di giudizio intorno alla realtà, bensì la ragione filosofica. Anzi egli non sta all'inizio dell'età moderna, ma all'inizio stesso della filosofia nel pensiero greco, cioè costituisce l'inizio stesso della civiltà occidentale. Bruno è innovatore perchè torna ai greci.

Secondo la Bibbia l'unica cosa rivelata come indispensabile è l'amore obbediente (verso il padre e la madre). Secondo la filosfia greca è la libera indagine.

Con il coraggioso cogito ergo sum di Cartesio si è superata la stagnante cultura della vecchia scolastica. Con l'ardita sperimentazione scientifica di Galileo ci siamo sciolti dalle catene della reputazione e della magia. E' attraverso questi percorsi, difficili e sofferti che, nel '600 siamo arrivati ad accendere i lumi.

Qualsiasi dottrina che abbia al suo centro una concezione umanistica del vero, del buono, del bello, e l'idea che la storia dell'uomo tende inevitabilmente verso una unità, una armonia, un ordine finale, non può ammettere la varietà intesa come un valore in sè da perseguire in quanto tale; la varietà, infatti, implica la possibilità di un conflitto tra i valori...

Dobbiamo ascoltare il battito del cuore della terra, partecipare alla vita di tutto l'Universo e non dimenticare, sotto l'incalzare delle nostre piccole vicende personali, che non siamo degli dei, creati da noi stessi, bensì figli e parte della terra e del cosmo intero. Come i canti dei poeti e i sogni delle nostre notti, così anche i fiumi, i mari, le nuvole vaganti nel cielo e le tempeste sono simboli e depositari di quella nostalgia la cui meta è la certezza del diritto alla vita e all'immortalità di ogni essere vivente. Nella sua più intima essenza ogni essere umano è sicuro di questo diritto, è un figlio di Dio e riposa senza timore in grembo alla eternità. Tutto ciò che portiamo in noi invece di malvagio, di malato, di marcio, contraddice a ciò e crede alla morte.

"Non vi è un solo istante in cui un essere vivente non venga divorato da un altro e, al di sopra delle razze di predatori è posto l'uomo, la cui mano distruttrice non risparmia alcun essere vivente: egli uccide per nutrirsi, per vestirsi, per ornarsi, uccide per attaccare e per difendersi, uccide per istruirsi, uccide per uccidere. L'uomo chiede tutto in una volta: all'agnello i visceri per far suonare un'arpa, al lupo i denti micidiali per rifinire le opere d'arte, all'elefante le sue difese per costruire i giocattoli di un bambino; le sue tavole sono coperte di cadaveri. In questo massacro generale, quale essere sterminerà colui che tutti stermina? Egli stesso. E' l'uomo che ha l'incarico di sgozzare l'uomo. Così si attua la grande legge della distruzione degli esseri viventi."

ll cuore ha le sue ragioni, che la ragione, ignora. Il cuore è sede di una dimensione dell'essere che la ragione non saprebbe spiegare del tutto. Il cuore dice quello che non si riesce a dire razionalmente. Il Pascal fisico scopre l'esistenza del vuoto, il Pascal filosfo e letterato, l'eterno silenzio (della ragine) degli spazi infiniti (del cuore) del "vuoto dell'anima" e ne resta atterrito. Il mondo (per Pascal) non è il paese della verità, essa erra sconosciuta fra gli uomini.

 

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