L'arte ceramica del Quattrocento ha il suo più illustre rappresentante in Luca Della Robbia, fiorentino, autore di pregevolissime Madonne col bambino in terracotta invetriata (in cromi a bianco e blu), di grande finezza stilistica, non inferiore a quello del Donatello, del Venocchio ,suoi coevi.

L'arte è la continuazione del sacro con altri mezzi.

Alla base dell'Arte c'è la joie de vivre (la gioia di vivere) e la forza di volontà

L'arte ai pochi eletti dà le ali; ai molti dà solo le stampelle.

Capolavoro - chef-d'oeuvre - master work of art - master piece - obra maestra.

Vorrei essere sempre più colto di Pittura, di Musica, di Letteratura, coltissimo dei dettagli, della curiosità, delle mirabilia minimalia che consentono all'uomo di gusto una conoscenza privata dell'opera d'arte.

Solo il significato intimo conta nell'arte; quello esteriore conta nella storia. L'artista geniale sa cogliere e trasmettere l'idea. Il manierista coglie solo il concetto. La prima è universale e immutabile e rende eterna l'opera d'arte. Il secondo è relativo e mutevole sicchè l'arte del manierista viene accolta subito con grande favore dei contemporanei (la folla opaca di ogni generazione) ma poi cade nell'oblio perchè sono mutati i concetti dominanti, lo spirito del tempo. Per questo il plauso dei posteri non si acquista, di regola, se non a costo del successo contemporaneo e viceversa.

"I principali artisti alla Corte Medicea del '400 furono Leon Battista Alberti (pittore, architetto e critico d'arte), Filippo Brunelleschi (architetto - Cupola del Duomo), Donatello (Donato di Nicolò di Betto Bardi) scultore (David), Masaccio (Tommaso Guidi) pittore, Beato Angelico (Guido di Pietro da Vicchio di Mugello) pittore, Filippo Lippi (pittore), Sandro Botticelli (Sandro Filipepi) pittore.

Piero della Francesca (Borgo San Sepolcro 1415-20 / 1492) visse e operò prevalentemente tra l'Umbria e le Marche, a Borgo San Sepolcro, Arezzo, Urbino. Il suo capolavoro giovanile fu il "Battesimo di Cristo". La sua opera più grande e significativa fu "La leggenda della vera croce".

I dipinti di Pietro Vannucci detto il Perugino denotano una grazia sublime, come quelli del suo allievo Raffaello, ma senza macchia e senza passione. Nei capolavori di Raffaello è evidente l'utilizzo dei modelli del maestro.

L'Alto Rinascimento copre i primi due decenni del Cinquecento. La tradizione pittorica di maniera dei grandi maestri (Botticelli, Perugino) entra in crisi di fronte all'esplodere delle passioni umane nei dipinti di Leonardo, l'incanto e il supremo equilibrio estetico in quelli di Raffaello, la potenza sicura e grandiosa delle opere di Michelangelo, la morbida sensibilità verso la natura nei dipinti di Giorgione.

"Nella Gioconda di Leonardo, i trapassi tonali, cromatici, luministici, sempre più delicati, lo sfumato morbido, avvolgente, la stesura di velature leggere e trasparenti, conferiscono alla figura di Monna Lisa e al paesaggio quel margine di indeterminatezza, quella vaghezza che esprime il perpetuo divenire e rinnovarsi della natura e della vita. Forse Verlaine (?) si è ispirato alla Gioconda nel dire "la bellezza non sta nel colore, ma nell'alone"

Per Michelangelo la scultura è la più nobile, la più spirituale delle arti; essa si fa "levando" mentre la pittura si fa "ponendo". La scultura è l'arte superiore perchè consente la vittoria sulla materia.Nelle sue prime opere (es. Centauromachia), denota influssi da Giovanni Pisano, Donatello e lo stesso contemporaneo Leonardo. Poi attinge a Bologna, da Jacopo della Quercia e da Nicolò dell'Arca (es. l'Angelo in San Domenico)

Dalla seconda metà del '500 a tutto il '700 il problema di fondo dell'arte italiana sarà la scelta tra l'ideale di Raffaello e l'ideale di Michelangelo

Gli affreschi della volta della Cappella Sistina rappresentano la summa del genio artistico di Michelangelo, nella quale tutti gli elementi figurativi si fondono in una perfetta sintesi tra architettura, scultura e pittura

Nella "Madonna Granduca" e nella "Madonna del cardellino", Raffaello dimostra gli influssi evidenti dei modelli e della tecnica di Leonardo; per l'uso dello sfumato che fa emergere gradualmente e plasticamente la figura della Vergine dallo sfondo scuro e per l'espressione dolce e mesta del volto (la prima) e per lo sfondo paesaggistico (la seconda). Nella Madonna del Louvre e nel ritratto di Maddalena Doni invece sono evidenti gli influssi Michelangioleschi (del Tondo Doni). Ma la grandezza di Raffaello sta nell'averli assimilati e sintetizzati entrambi nel suo stile personale.

L'arte è una emozione ricordata in tranquillità

Dopo la morte di Raffaello, il suo linguaggio e la sua tecnica pittorica suscitano in tutta Italia (e oltre) una serie di imitatori e si crea il primo linguaggio artistico unitario della penisola, che sarà detto manierismo.

Francesco I di Francia fu un grande mecenate degli artisti italiani. Oltre a Leonardo (La Gioconda) e a Benvenuto Cellini (Saliera), accolse molti altri artisti italiani (come il pittore Rosso Fiorentino), cui affidò la decorazione della sua residenza estiva di Fontainebleau) fuoriusciti dopo il sacco di Roma (1527) e l'assedio di Firenze (1530).

La scuola pittorica dei Bellini contribuì a fare di Venezia uno dei massimi templi dell'arte del Quattrocento. Fu fondata da Jacopo e portata alla fama dai figli Gentile e Giovanni Bellini

Giorgione (1478 - 1510) si forma alla scuola di G. Bellini e avrà come allievi e collaboratori Tiziano e Sebastiano del Piombo. Il suo capolavoro è considerato "I tre filosofi", capolavoro del tonalismo. Stupendi sono i suoi paesaggi naturali di una magica luminosità.

Giorgione è uno dei principali maestri del tonalismo, cioè della pittura (veneta) basata esclusivamente sul trascorrere dei toni di luce e di colore sull'immagine, limitando o eliminando del tutto il disegno di contorno. Al tonalismo dei pittori veneti si ispirano gli impressionisti per la loro tecnica pittorica con plein aire.

Lo sviluppo dell'arte è legato alla duplicità dell'apollineo e del dionisiaco, così come la generazione dipende dalla dualità dei sessi"(Giorgione - Tiziano, "Concerto campestre")

Il Giorgione di Castelfranco veneto, a Venezia lavora insieme ad altri artisti, in particolare a Sebastiano del Piombo (es. I tre filosofi). La sua "Venere di Dresda" e il suo (?) "Concerto campestre" è stato probabilmente ultimato dal Tiziano. questa ultima opera è stata un modello soprattutto per gli impressionisti (Manet)

Il capolavoro di Paolo Caliari detto il Veronese (1528 / 1555) è la "Cena in casa di Levi", dipinto per il quale fu processato dal Tribunale della Inquisizione per "indecenza" (troppi personaggi ) e costretto a cambiare il titolo originario (Ultima Cena).

Nella su piena maturità Tiziano fa propri alcuni temi e schemi pittorici del manierismo. Le sue figure (v. Allocuzione di Alfonso d'Avola - v. Incoronazione di spine) richiamano la statuaria classica, le pose, le anatomie, ricordano la "terribilità" di Michelangelo

Tiziano chiamava "poesie" i dipinti di soggetto mitologico (le Veneri, Danae, Bacco e Arianna)

Paolo Veronese ha una tavolozza di colori brillanti e raffinati che spesso rendono i suoi dipinti sfarzosi e luminosi. Egli fu, dopo il Tiziano, il migliore interprete dell'epopea della Repubblica di Venezia prima del suo declino. A lui si ispirò Sebastiano Ricci e a lui deve molto il Tiepolo.

"I pittori veneti furono i primi, a fine '400, a dipingere su tela libera, montanta su telaio e quindi focalmente smontabile e trasportabile.

Francesco Mazzola detto il Parmigianino (1503 - 1540), propone un contrappunto stilistico con il Correggio e fa di Parma e Reggio, uno dei più avanzati laboratori d'arte dei primi anni del '500. Famosa la sua opera tarda la "Madonna dal collo lungo". Nei suoi dipinti sacri risente chiaramente di influssi da Michelangelo e Raffaello.

La Riforma Protestante produsse effetti anche nell'arte pittorica differenziando l'arte fiamminga del '600, che predilige i paesaggi e le scene di vita quotidiana e popolare, da quella dei paesi della Controriforma, Italia e Spagna, sempre legata ai soggetti religiosi, paludati in pompa magna e trionfalistica.

Con la Controriforma del Concilio di Trento, viene promossa massicciamente dalla Chiesa Cattolica Romana una nuova arte sacra devozionale, che deve "illuminare l'intelletto, eccitare la devozione e pungere il cuore

Il Guercino si forma alla scuola di Ludovico Carracci. La sua tecnica luministica, però, testimoniata dalle opere romane (La Notte e L'Aurora del Casino Ludovisi) denotano l'influenza dei coloristi Veneti e del ferrarese Dosso Dossi. Tornato in Emilia il Guercino ritorna sui soliti temi devozionali e raccoglie stancamente l'eredità di Guido Reni

Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) è stato scultore, architetto, pittore, scenografo e i contemporanei hanno riconosciuto in lui il grande genio del secolo. La sua opera di scultore e architetto si è espressa nella basilica di San Pietro e per il cardinale Scipione Borghese

Ai primi del '600 a Roma si confrontano l'accademismo di Annibale Carracci e il naturalismo del Caravaggio.

Con la "fuga in Egitto" di Annibale Carracci (1603) il paesaggio non è più soltanto un accessorio sullo sfondo del dipinto, ma diviene il soggetto principale del dipinto, a scapito delle figure umane. Il genere della pittura di paesaggio verrà sviluppato da C. Lorrain e N. Poussin (paesaggio di Arcadia) in senso classicistico.

Le prime opere del Caravaggio piacciono anche ai classicisti schietti e portano nell'ambiente chiuso del manierismo romano una fresca corrente di colorismo Veneto (ne "Il riposo in Egitto" la gamma dei colori richiama quella del Lotto). Nelle opere successive scompare il paesaggio, le ombre diventano quasi nere e si contrappongono, senza sfumature a luci violente.

Il Caravaggio esclude la ricerca del Bello e punta al Vero. Rinuncia alla invenzione e sta ai fatti, non insegna l'immaginazione ma ricerca la verità

Il Caravaggio supera il manierismo e nel quadro complesso dell'arte barocca rappresenta un caso isolato. Tuttavia la sua arte avrà conseguenze lontane sino ai due vertici opposti della cultura artistica del '600: Rembrandt in Olanda e Velasquez in Spagna. Anche il Rubens studiò il Caravaggio a Roma, pur essendone così distante.

 

 

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