LA CASA DELLA DECIMA

Saggio storico- Edizioni MAREFOSCA - 1989






PREMESSA


La storia delle origini di S.Matteo della Decima va opportunamente collocata in un contesto territoriale più ampio, rappresentato dall’area geografica a nord della via Emilia tra Bologna e Modena, delimitata a ovest dai fiumi Muzza e Panaro, a est dal Samoggia e dal Reno,comprendente,fra gli altri, i Comuni di S. Giovanni in Persiceto, Nonantola, Finale Emilia e Cento. Si tratta di un’area omogenea che, sin dai più antichi tempi, è stata interessata dagli stessi fenomeni idro-geologici. Tanto che, pur risultando divisa amministrativamente fra le province di Bologna, Modena e Ferrara, essa appartiene oggi ad uno stesso bacino idrografico di competenza del Consorzio di Bonifica Palata-Reno.
Ha subito inoltre processi di trasformazione ambientale, economica e sociale molto simili tra loro, come testimonia il fatto, del tutto peculiare, che proprio in quest’area si sono formate e si conservano ancora oggi le proprietà fondiarie collettive di ben cinque delle sei Partecipanze Agrarie Emiliane. Quella di S. Giovanni in Persiceto (territorio di S. Matteo della Decima), S. Agata Bolognese, Nonantola, Cento e Pieve di Cento (territorio di Casumaro, Dodici Morelli e Renazzo). Per la sua centralità rispetto all‘area considerata, la storia delle origini di S. Matteo della Decima non solo si identifica con quella della Partecipanza Agraria di S. Giovanni in Persiceto, ma presenta molti aspetti ed eventi comuni alla storia delle origini degli altri centri limitrofi e delle rispettive Partecipanze.
Essa va riguardata essenzialmente come la storia della conquista di un territorio incolto ed ostile, della sua graduale bonifica e colonizzazione. Attraverso un lungo processo storico che ha la sua remota premessa nella fondazione del Monastero di S. Silvestro di Nonantola verso la metà del secolo VIII, ma che prende avvio nel secolo XI, con l’insediarsi ai margini del territorio delle prime comunità rurali organizzate, le quali procedono collettivamente allo sfruttamento economico di queste valli e distese boschive tra il Panaro e il Reno, sulla base di un rapporto enfiteutico con le rivaleggianti signorie dell’Abate di Nonantola e del Vescovo di Bologna. Una conquista che vedrà come protagonisti finali, da una parte, le famiglie dell’aristocrazia terriera dei Bentivoglio, dei Pepoli e dei Bevilacqua, nonchè esponenti della borghesia bolognese che, sull’esempio di queste, contagiati da quella che con felice espressione è stata deFinita la” febbre delle bonifiche “ nelle campagne emiliane del Cinquecento, daranno il contributo decisivo per impiego di risorse finanziarie e mezzi tecnici, accaparrandosi però la maggiore e migliore parte delle terre bonificate. Dall’altra le Comunità rurali di S. Giovanni in Persiceto, S. Agata Bolognese, Nonantola, Cento e Pieve di Cento che, a differenza di quella di Crevalcore, sapranno preservare dalla pressione del capitale privato i propri antichi diritti collettivi, sia pure su una superficie minore di terre, le meno pregiate e più difficili da bonificare.
Le stesse terre che, divenute completamente produttive soltanto in tempi relativamente recenti, compongono oggi, salvo qualche variazione dovuta a permute e compravendite, il patrimonio fondiario delle Partecipanze Agrarie. Sullo sfondo di questo scenario storico, dalla fine del secolo XV sorgono nel territorio, una dopo l’altra, le comunità di Palata, Galeazza Pepoli, Bevilacqua e Renazzo. Da ultimo, verso la fine del secolo XVI, quella di S. Matteo della Decima, prima come Parrocchia e poi come Quartiere del Comune di S. Giovanni in Persiceto.

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"…L'ultima a sorgere, in ordine di tempo, delle nostre chiese parrocchiali di campagna, è stata quella di San Matteo della Decima, detta per questo "Chiesa Nuova". Essa fu eretta sul finire del 1500 e costruita su quel vasto territorio boschivo e paludoso, denominato "Morafosca" , di dominio del Vescovo di Bologna e condotto in enfiteusi dalla comunità rurale di San Giovanni in Persicelo…"